DESCRIZIONE
Presentazione del libro di Andrea Bergonzi, in dialogo con Maria Vittoria Gazzola e don Jean-Laurent Konango, già parroco di Pedina di Morfasso
Partendo dai risultati di una ricerca d’archivio radunati all’interno di un saggio pubblicato su una rivista di storia locale già nel 2011, l ’autore con il presente volume approfondisce e chiarisce i contorni storici, religiosi ed etnografici legati al culto della Madonna delle Grazie presso l ’oratorio di Rusteghini, nel comune di Morfasso in alta val d’Arda.
Prendendo le mosse dal racconto popolare secondo cui, nel 1836 , durante la prima e tremenda epidemia di colera che colpì l’Europa, la statua lignea raffigurante la Vergine Maria venne portata in processione e compì alcuni miracoli liberando il villaggio di Rusteghini decimato dalla pestilenza, grazie al rinvenimento di nuovi e più dettagliati documenti conservati negli archivi storici locali e provinciali, l’autore è in grado di fornire non solo un dettagliato resoconto cronologico dei fatti storici avvenuti nel corso di quell’epidemia di colera ma, contemporaneamente, riesce ad accertare quanto di vero vi sia nel racconto popolare tramandato sino ai giorni nostri.
Corredato di diversi apparati di approfondimento storico, demografico, etnologico e anche linguistico (è infatti riportata un’interessante poesia in dialetto piacentino di Vincenzo Capra sul tema non tanto del colera, quanto di come la gente reagì all’epoca all’epidemia, raccontando episodi che sembrano accaduti non duecento ma solo cinque anni fa durante l’epidemia di Covid-19), il volume non si limita allo studio dei fatti storici che avvennero nel corso dell’annus horribilis 1836 nel ristretto del comune di Morfasso, ma attraverso tecniche di analisi demografica a tappeto sui dati d’archivio, traccia alcuni lineamenti storici sulla diffusione dell’epidemia di colera del 1836 in un vasto areale a cavallo tra le alte vallate dell’Arda, del Nure e del Ceno (in provincia di Parma).
Infine, grazie soprattutto al contributo del parroco don Jean-Laurent Konango, il volume si presta anche a essere un momento di riflessione sulla la natura umana, che, nonostante tutte le forme possibili di progresso, a distanza di due secoli, resta sempre fondamentalmente fragile se circoscritta a sé stessa.